Arte come rivelazione. Opere dalla collezione Luigi e Peppino Agrati

La mostra Arte come rivelazione. Opere dalla collezione Luigi e Peppino Agrati, allestita fino al 19 agosto alle Gallerie d’Italia – Piazza Scala, è la prima occasione in cui si rivela al pubblico la collezione di Luigi e Peppino Agrati. Fino a pochi anni fa rimasto segreto, dato il carattere riservatissimo dei due fratelli, questo eccezionale corpus di opere viene ora mostrato al pubblico.

Da qui il titolo, per una mostra che concepisce la collezione come una rivelazione, una condivisione di un patrimonio che grazie alla donazione dei coniugi Agrati a Banca Intesa si rivela.

Immagine dalla mostra "Arte come rivelazione. Opere dalla collezione Luigi e Peppino Agrati" Gallerie d'Italia
Immagine dalla mostra “Arte come rivelazione. Opere dalla collezione Luigi e Peppino Agrati” Gallerie d’Italia

L’eccezionalità della collezione Agrati, composta di 500 opere di cui è stato selezionato un primo gruppo di oltre 70, non sta soltanto nella sua così recente condivisione, ma anche nell’altissima qualità della raccolta. Qualità che si distingue certamente per l’ampiezza della collezione (tutti i principali interpreti dell’arte italiana e americana del Secondo Dopoguerra sono presenti), ma soprattutto per il fatto che i due collezionisti seppero raccogliere le esperienze artistiche del Secondo Novecento nel loro farsi, nei rispettivi momenti fondativi. Per rendersi conto di questo, basta guardare le date delle opere esposte che confermano la profonda capacità empatica degli Agrati rispetto allo spirito del loro tempo. Uno sguardo aperto all’arte in tutti i suoi linguaggi, spesso quasi antitetici (dal Nouveau Réalisme, all’Arte povera, alla Pop Art fino al canto solitario di Fausto Melotti) ma tutti tanto radicali. Come può nascere questa sensibilità in un mondo apparentemente estraneo alla sfera dell’arte come quello dell’impresa, a cui gli Agrati appartenevano? Come spiega il curatore, Luca Massimo Barbero, pur non avendo una preparazione specifica «questo “dono” doveva derivare dalla curiosità intellettuale propria degli imprenditori, che loro seppero applicare anche alle scelte artistiche», «quella capacità che consente di saper cogliere non solo l’oggi (questo è essere aggiornati), ma anche e soprattutto i segnali del futuro nel loro formarsi».

Nella prima parte del percorso abbiamo, da un lato, il rapporto con Christo che nel 1970 fece grande scandalo a Milano per aver impacchettato il monumento a Vittorio Emanuele II in Piazza Duomo e che, a dispetto della violenta polemica scatenata in città, fu invitato da Peppino Agrati a realizzare un progetto per la loro residenza in Brianza. Dall’altro la ricerca indipendente di Fausto Melotti le cui opere di sottili fili metallici sono felicemente esposte in una capsula di tessuto bianco nella quale esse dialogano leggere con le rispettive ombre.

Si procede poi con la ricerca degli artisti dell’Arte Povera, tra cui Mario Merz, e con alcune opere intensissime e di grandi dimensioni di Lucio Fontana, una superficie specchiante di Michelangelo Pistoletto e uno straniante dipinto di Domenico Gnoli che conferisce matericità all’opera con l’effetto pittorico di colore misto a sabbia.

Nella seconda parte del percorso si ammirano importanti opere dell’arte americana in particolare uno scenografico Triple Elvis di Andy Warhol del 1963, due dipinti dalla forte carica aggressiva di Jean-Michel Basquiat, un gigantesco gluts di Rauschenberg e l’impressionante neon di luci fluorescenti gialle, opera creata da Dan Flavin nel 1968 e dedicata «a Giuseppe Agrati».

Immagine dalla mostra "Arte come rivelazione. Opere dalla collezione Luigi e Peppino Agrati" Gallerie d'Italia
Immagine dalla mostra “Arte come rivelazione. Opere dalla collezione Luigi e Peppino Agrati” Gallerie d’Italia

Un percorso mozzafiato per impatto e dimensione delle opere, che, in un moto continuo e oscillatorio tra arte come figurazione e arte come concetto, interroga ripetutamente lo spettatore su quale strada tracciata da questi artisti si voglia seguire.

 

VOTO: 5/5

  • Allestimento: ogni opera delle 70 esposte ha uno spazio riservato che la rende pienamente godibile; il percorso è ben costruito e guida lo spettatore attraverso un’ampia panoramica che tocca tutti i principali movimenti e interpreti dell’arte italiana e americana del Secondo Novecento.
  • Contenuti: una mostra che rivela un patrimonio incredibile di opere di arte contemporanea rimasto segreto fino a pochi anni fa.
  • Rapporto qualità/prezzo: l’ingresso è gratuito, come se non bastassero i motivi sopra elencati per visitare questa mostra!

Info e orari

 

 

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