Incantesimi. I costumi del Teatro alla Scala dagli anni Trenta ad oggi

Le ragioni per visitare Palazzo Reale in questo periodo sono molte (come sosteniamo nelle nostre recensioni a Dentro Caravaggio e Il mondo fuggevole di Toulouse-Lautrec); ecco che potete aggiungerne una terza: la mostra a ingresso gratuito Incantesimi. I costumi del Teatro alla Scala dagli anni Trenta a oggi, promossa e prodotta da Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale e dall’Associazione Amici della Scala con la collaborazione del Teatro alla Scala e curata da Vittoria Crespi Morbio, storica della scenografia teatrale ed esperta dei rapporti tra arti figurative e teatro musicale.

Il percorso espositivo racconta la storia dei costumi di scena attraverso ventiquattro costumi rappresentativi. È la storia del teatro che si intreccia ai criteri estetici di ciascuna epoca, dando vita a intersezioni affascinanti e giochi imprevedibili e stranianti. I costumi teatrali, da un lato maschere, dall’altro elementi parlanti e rivelatori del carattere di un personaggio, sono creazioni paradossali pensate per essere guardate da lontano eppure ricchissime di dettagli minuziosi e ricercati. Sono frutto di un attento studio e bilanciamento tra effetto scenografico, praticità funzionale alle esigenze degli interpreti, messaggi criptati della vicenda raccontata. Ecco spiegato il titolo della mostra.

Immagine dalla mostra "Incantesimi. I costumi del Teatro alla Scala dagli anni Trenta a oggi" foto di Ottavia Mangiagalli
Immagine dalla mostra “Incantesimi. I costumi del Teatro alla Scala dagli anni Trenta a oggi” foto di Ottavia Mangiagalli

 

Dal gusto filologico dei costumi di Piero Tosi, ne La sonnambula del 1955, e di Lilia De Nobili, nell’Aida del 1963, si passa alle sperimentazioni materiche di Pier Luigi Pizzi, che trasforma gli interpreti di Œdipus Rex di Stravinskij in ectoplasmi nella messa in scena del 1969.

Svettano nel percorso gli esperimenti autonomi di Emanuele Luzzati che rende tridimensionali le proprie illustrazioni fiabesche ne Il principe felice, del 1987.

Si prosegue poi negli anni Ottanta con le collaborazioni tra grandi registi teatrali, quali Luca Ronconi e Robert Wilson, e stilisti che scardinano l’idea che il costume di scena debba essere funzionale al testo perché esso diventi un manufatto artistico dotato di propria autonomia. Tra gli esempi di questa emancipazione del costume di scena troviamo un autentico gusto barocco nell’organza di seta nera sulle maniche della Salome di Strauss immaginata da Versace per la messa in scena di Robert Wilson nel 1987.

Immagine dalla mostra "Incantesimi. I costumi del Teatro alla Scala dagli anni Trenta a oggi" foto di Ottavia Mangiagalli
Immagine dalla mostra “Incantesimi. I costumi del Teatro alla Scala dagli anni Trenta a oggi” foto di Ottavia Mangiagalli

Infine, i costumi degli anni Novanta che presentano la tendenza tuttora attuale verso una eclettica e libera ricerca creativa, in cui lo scrupolo filologico sia soltanto ironica e compiaciuta citazione.

VOTO 4/5

  • Allestimento: le sale di Palazzo Reale ricreano la magia delle luci sceniche. I costumi sono esposti come se fossero indossati dagli interpreti e i filmati ripropongono porzioni delle messe scene storiche per le quali gli abiti furono ideati.
  • Contenuti: il percorso è costruito in modo chiaro e rigoroso. L’insieme restituisce la varietà e la complessità della ricerca creativa legata al costume di scena.
  • Rapporto qualità/prezzo: la mostra è un’opportunità da non perdere dal momento che l’ingresso è gratuito.

Info e orari

 

 

 

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