#SpecialeBiennaleArte2017: Padiglioni Cina e Giappone

Prosegue il nostro viaggio alla scoperta della Biennale Arte 2017. Settimana dopo settimana vi abbiamo raccontato quello che ci ha più colpito di questa importantissima manifestazione. Oggi ci soffermiamo su due padiglioni che ci portano in angoli di mondo ben distanti da noi: Cina e Giappone.

Padiglione Cina. La proposta cinese è dominata dal desiderio di interrogarsi e riflettere su un concetto filosofico cinese molto complesso e sfaccettato: il Bu Xi, che può essere tradotto come “continuità”. E da qui il titolo del progetto Continuum. Generation by Generation, curato da Qiu Zhijie, artista e professore presso l’Accademia di Belle Arti CAFA di Pechino. Quattro gli artisti che si sono avvicendati nella realizzazione del padiglione, Tang Nanan (1969), Wu Jian’an (1980), Yao Huifen(1967) e Wang Tianwen (1949), che hanno cercato di mostrare come il dialogo tra passato e antiche tradizioni e arte contemporanea sia vivo (come recita il tema scelto per questa edizione della Biennale, Viva Arte Viva) e fecondo.

“Continuum, Generation by Generation”. Foto di Ottavia Mangiagalli

 

“Continuum, Generation by Generation”. Foto di Ottavia Mangiagalli

Antico e moderno, montagna e oceano, tradizione e innovazione, Yin e Yang si incrociano, si intrecciano e generano creazioni artistiche. E quindi vediamo dei teatri di ombre che non solo evocano i famosi e antichissimi teatri d’ombre cinesi, ma uniscono anche moderne tecnologie e video-proiezioni, in un continuum, per l’appunto, che non si ferma mai. Anche nella scelta di una costante collaborazione tra artisti, che non creano da soli, ma si avvalgono del contributo di altre voci, di altri approcci, in un flusso ininterrotto di creazioni.

Wang Tianwen, Wu Jian’an e Tang Nanan, "Continuum – Spostando le Montagne e Riempiendo il Mare", installazione di teatro d’ombre cinese. Foto di Ottavia Mangiagalli
Wang Tianwen, Wu Jian’an e Tang Nanan, “Continuum – Spostando le Montagne e Riempiendo il Mare”, installazione di teatro d’ombre cinese. Foto di Ottavia Mangiagalli

 

Continuum, Generation by Generation. Foto di Ottavia Mangiagalli
“Continuum, Generation by Generation”. Foto di Ottavia Mangiagalli

Padiglione Giappone. Il titolo scelto per presentare l’allestimento giapponese, Turned Upside Down, It’s a Forest (“Capovolta, è una foresta”), dà subito una chiave di lettura a quella che è stata la scelta del Giappone. Unico artista presente è Takahiro Iwasaki, nato a Hiroshima nel 1975, che, pur non avendo vissuto direttamente i disastri della bomba atomica, sente con forza il drammatico passato della sua città e propone riflessioni sul presente e sul futuro del suo Paese e sull’atteggiamento dei giapponesi nei confronti della natura e della scienza.

Il titolo della mostra allude ai centinaia di pali che reggono Venezia (e alla meravigliosa descrizione con cui Tiziano Scarpa, in Venezia è un pesce, ci presenta la sua città: “Stai camminando sopra una sterminata foresta capovolta, stai passeggiando sopra un incredibile bosco alla rovescia”) e introduce in un’atmosfera quasi fiabesca, in cui le opere sono realizzate con materiali anomali, come asciugamani, calze, oggetti usa-e-getta derivati dal petrolio, libri, e in dimensioni miniaturizzate.

"Reflection Model (Ship of Theseus)", 2017, cipresso giapponese hinoki, legno compensato, filo di ferro. Foto di Ottavia Mangiagalli
“Reflection Model (Ship of Theseus)”, 2017, cipresso giapponese hinoki, legno compensato, filo di ferro. Foto di Ottavia Mangiagalli

E così nell’opera Reflection Model, realizzata in cipresso giapponese, viene riprodotta una pagoda che si riflette nell’acqua; ma qui l’acqua non c’è, quindi Iwasaki riproduce sia la parte superiore sia quella inferiore della costruzione, del tutto identiche, in cui il confine tra reale e apparente è ambiguo e impercepibile. Da non perdere la bellissima Out of Disorder (Mountains and Sea) in cui lenzuola, asciugamani e abiti sono accumulati sul pavimento. Ma, da vicino, si nota che ci sono dei fili che si dipanano dai tessuti e che danno forma a costruzioni, come ruote panoramiche, montagne russe, rotaie, tralicci dell’elettricità; guardando poi l’opera dal basso, dopo esser saliti sulle scale presenti al piano interrato, si apre un paesaggio marittimo, con stracci tinti con inchiostro di china.

Un mondo capovolto, da osservare con cura, e che riserva magiche visioni.

Sul fondo: "Reflection Model (Lapis Lazuli)", 2014, cipresso giapponese hinoki, legno compensato, filo di ferro. Davanti: "Out of Disorder (Mountains and Sea)", 2017, lenzuola, asciugamani, inchiostro di china. Foto di Ottavia Mangiagalli
Sul fondo: “Reflection Model (Lapis Lazuli)”, 2014, cipresso giapponese hinoki, legno compensato, filo di ferro. Davanti: “Out of Disorder (Mountains and Sea)”, 2017, lenzuola, asciugamani, inchiostro di china. Foto di Ottavia Mangiagalli

 

"Out of Disorder (Offshore Model)", 2017, foglio di plastica, scatola da bento usa-e-getta, cannuccia, elastico, bottiglia di plastica, tavolo. Foto di Ottavia Mangiagalli
“Out of Disorder (Offshore Model)”, 2017, foglio di plastica, scatola da bento usa-e-getta, cannuccia, elastico, bottiglia di plastica, tavolo. Foto di Ottavia Mangiagalli

 

 

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