#SpecialeBiennaleArte2017: Padiglioni Stati Uniti, Israele e Danimarca

Continuano i nostri appuntamenti alla scoperta della Biennale Arte 2017 di Venezia,  dopo Germania, Gran Bretagna e Francia, e Russia, Nord Europa, Ungheria e Belgio, oggi vi portiamo a visitare i padiglioni di Stati Uniti, Israele e Danimarca.

Padiglione Israele. Il padiglione ospita un’opera site-specific dell’artista Gal Weinsten, pensata appositamente per gli spazi del padiglione, che si sviluppa per tre piani. L’opera, dal titolo Sun stand still, intende narrare una storia attraverso delle installazioni curate nei minimi dettagli ed estremamente interessanti nella realizzazione e nella scelta dei materiali di esecuzione. La riflessione che fa da filo sottile per tutto il padiglione è la memoria collettiva e il suo lento sgretolarsi.

"Sun stand still" di Gal Weinsten. Foto di Ottavia Mangiagalli
“Sun stand still” di Gal Weinsten. Foto di Ottavia Mangiagalli

Muffa, fondi di caffè, acqua zuccherata, paglietta metallica e fibra acrilica: questi i materiali utilizzati dall’artista per creare queste opere che coinvolgono anche l’olfatto di chi entra nel padiglione. Il pavimento del piano terra è infatti cosparso di muffe che creano dei giochi cromatici suggestivi, la paglietta metallica e il feltro generano invece un enorme disegno. Monumentale l’installazione del primo piano, fatta con fibra acrilica, che assomiglia a tratti a una nuvola, a tratti rievoca l‘esplosione di un razzo e dirige lo sguardo verso il piano ammezzato dove muffe di acqua zuccherata e caffè ricreano il paesaggio agricolo israeliano visto dall’alto, con i campi ordinatamente divisi.

"Sun stand still" di Gal Weinsten. Foto di Ottavia Mangiagalli
“Sun stand still” di Gal Weinsten. Foto di Ottavia Mangiagalli

Sicuramente uno dei padiglioni più interessanti, dove l’artista è stato in grado di introdurre i visitatori nella terra di Israele coinvolgendoli in una tematica che non interessa solo una nazione, ma tutti gli uomini.

Padiglione Stati Uniti. Anche in questo padiglione è solo uno l’artista che ha il compito di rappresentare al meglio l’arte contemporanea americana: Mark Bradford, probabilmente uno dei più importanti artisti americani di questo periodo. Celebre per unire alla ricerca sul colore e sulla materia l’interesse per tematiche sociali e per storie di resilienza delle comunità più emarginate, Bradford ha pensato appositamente per gli spazi del padiglione l’installazione Tomorrow is Another Day.

"Spoiled Foot" di Mark Bradford. Foto di Ottavia Mangiagalli
“Spoiled Foot” di Mark Bradford. Foto di Ottavia Mangiagalli

Cinque sono le stanze occupate dalle sue opere, la prima è quasi del tutto invasa da Spoiled Foot in cui una inquietante massa nera e rosa impedisce quasi al visitatore di procedere, mettendolo nella condizione di chi vive ai margini della società e si sente, appunto, schiacciato; la seconda intende presentare opere dedicate alla rappresentazione della figura femminile attraverso una scultura composta di carta nera e tre grandi collage scuri; la terza è un’installazione che trasforma la cupola del padiglione in una sorta di grotta, “un luogo a metà strada tra la grotta e l’altare, tra natura e cultura, dove gli oracoli dispensano verità profonde e profezie”; infine troviamo una sala con tre dipinti colorati che evocano la bellezza e la fragilità della natura e un video toccante in cui un ragazzino, ex vicino di Bradford, si allontana camminando. Con il passo di chi va in cerca di un nuovo domani.

"Oracle" di Mark Bradford. Foto di Ottavia Mangiagalli
“Oracle” di Mark Bradford. Foto di Ottavia Mangiagalli

 

Padiglione Danimarca. Surreale la proposta del padiglione della Danimarca, ideata da Kirstine Roepstorff, che indaga sul ruolo del buio immergendo i visitatori in un ambiente completamente privo di luce, dove alcune voci riflettono sul buio, sull’importanza di spogliarsi delle vecchie abitudini e immergersi in una nuova dimensione. Sicuramente un’esperienza dal forte impatto emotivo e totalizzante.

E forse è meglio lasciare che sia l’artista stessa a parlare:

Darkness. 
At the beginning of all creation.
When everything was just floating energy in complete darkness… Maybe you remember, which choices you made here? 
And what you chose to rehearse and to learn in this life? How much did you dare to risk in order to grow? How much darkness did you absorb? 
Do you remember?  

 

Un’osservazione riguardante “#SpecialeBiennaleArte2017: Padiglioni Stati Uniti, Israele e Danimarca

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