TV 70: Francesco Vezzoli guarda la Rai

Visitabile fino al 24 settembre, TV 70: Francesco Vezzoli guarda la Rai, realizzata per Fondazione Prada con il supporto curatoriale di Cristiana Perrella e allestita da M/M (Paris), esplora la televisione italiana degli anni Settanta sospesa tra la radicalità degli anni Sessanta e l’edonismo degli anni Ottanta.

I cambiamenti sociali, culturali e politici del decennio sono esplorati da Francesco Vezzoli attraverso le immagini e i programmi televisivi della TV pubblica italiana.

Immagine dalla mostra "TV 70: Francesco Vezzoli guarda la Rai", sezione "Arte e Televisione". Foto Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti.
Immagine dalla mostra “TV 70: Francesco Vezzoli guarda la Rai”, sezione “Arte e Televisione”. Foto Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti.

Tre le sezioni. “Arte e Televisione”, che mostra come la televisione degli anni Settanta si sia appropriata della ricerca artistica contemporanea mostrando la realizzazione di opere di artisti come Alighiero Boetti, Alberto Burri, Michelangelo Pistoletto, oppure proponendo documentari di Pier Paolo Pasolini, film e programmi curati da grandi registi (tra gli altri Fellini, Bertolucci, i fratelli Taviani) o ancora facendosi oggetto di un uso sovversivo e spiazzante come nella performance di Fabio Mauri, Il televisore che piange (1972).

La seconda sezione, “Politica e Televisione”, riporta alla natura frammentaria e ossessiva dei telegiornali dell’epoca, che testimonia il clima teso e violento di quegli anni: in una successione di schermi sfilano le immagini della strage di Piazza Fontana, del delitto Paolini, del rapimento Moro. Nel Podium le tende in sicofoil di Carla Accardi ironizzano sull’idea del focolare domestico dialogando con i filmati delle manifestazioni femministe ed estratti di programmi come Processo per stupro e Si dice donna.

Nella terza sezione, “Intrattenimento e Televisione”, introdotta dall’installazione di Giosetta Fioroni La spia ottica (1968), che invita lo spettatore a spiare una performer attraverso il buco di una parete, pone al centro dell’attenzione il corpo femminile attraverso il limite incerto tra liberazione sessuale e consumo.

Immagine dalla mostra "TV 70: Francesco Vezzoli guarda la Rai", sezione "Intrattenimento e Televisione". Foto Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti.
Immagine dalla mostra “TV 70: Francesco Vezzoli guarda la Rai”, sezione “Intrattenimento e Televisione”. Foto Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti.

Il percorso si conclude all’interno del cinema della Fondazione Prada con l’opera di Vezzoli Trilogia della Rai (2017), in cui l’album dei ricordi dell’artista diventa una carrellata di estratti televisivi racchiusi in una cornice di 12 pollici per lato.

Nel flusso televisivo selezionato dall’artista il pubblico di una mostra d’arte diventa spettatore televisivo e il rito del guardare viene posto sotto una lente d’ingrandimento. Attraverso l’intervento dell’artista non stiamo più osservando passivamente lo schermo televisivo, come siamo soliti fare nel salotto di casa, ma osserviamo e ci interroghiamo sul mondo visivo che scorre davanti ai nostri occhi.

La produzione televisiva italiana degli anni ’70 rivela così il suo carattere anarchico e rivoluzionario; come osserva Vezzoli, «era il Centre Pompidou che l’Italia non ha avuto», uno spazio la cui forza comunicativa era stata evidentemente sottovalutata dal potere e che per questo poteva vantare una grande libertà di espressione.

Questo è certamente il merito dell’intervento d’artista di Francesco Vezzoli. Il limite è che l’approccio non analitico ma intuitivo, e a volte nostalgico, rischia di schiacciare l’indagine in una prospettiva troppo autoreferenziale e frammentaria. Il risultato è un racconto dal procedere sincopato in fondo non dissimile dall’effetto zapping della nostra visione televisiva quotidiana. A sua volta l’imponente allestimento, che occupa gli spazi della galleria Nord, del Podium e della galleria Sud, con l’alternanza tra luce e buio, va ad alimentare esattamente lo stesso meccanismo di spettacolarizzazione che caratterizza, oggi più che mai, il mondo della comunicazione e dell’informazione di massa, inibendo la riflessione e il nostro senso critico.

VOTO 3/5

  • Allestimento: la mostra occupa una parte molto ampia degli spazi della Fondazione Prada sviluppandosi tra la galleria Nord, il Podium e la galleria Sud. L’ambizioso allestimento, forse troppo pretenzioso e certamente disorientante, non favorisce la riflessione e l’approfondimento dei contenuti – molti – trattati, e sembra piuttosto compiacersi degli stessi meccanismi di spettacolarizzazione che caratterizzano i mass media. L’alternanza tra luce e buio, necessaria per la visione dei filmati d’archivio, penalizza la fruizione delle opere d’arte.
  • Contenuti: l’audace scelta di raccontare la Rai degli anni Settanta non attraverso un percorso analitico ma l’intervento d’artista finisce per proporre una visione troppo frammentaria e autoreferenziale del mezzo di comunicazione. Certamente si apprezza e si riscopre il carattere anarchico e rivoluzionario della televisione degli anni Settanta, ma tutto questo non si apre ad una riflessione più ampia e profonda che coinvolga anche il mondo digitale di oggi.
  • Rapporto qualità/prezzo: biglietto intero 10 euro (ridotto 8 euro). Il costo del biglietto è proporzionato alla visita che comprende un intero “quartiere” dedicato all’arte contemporanea, tra mostre temporanee, installazioni permanenti, proiezioni cinematografiche e progetti legati alla multimedialità.

 

Info e orari

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza i cookie… accetti? maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi