Hokusai, Hiroshige, Utamaro

Hokusai, Hiroshige, Utamaro

Alcune pagine di un libricino Manga arrivarono in Occidente come carta straccia per avvolgere delle ceramiche spedite dal Giappone. Eravamo nella seconda metà dell’Ottocento. Gli artisti europei, impressionisti e post-impressionisti, rimasero folgorati dalla scoperta del gusto giapponese, influenzati al punto da studiare a fondo queste opere, prive di prospettiva, con campiture piatte e piani sovrapposti, espressioni del “Mondo Fluttuante“.

E ancora oggi non possiamo non rimanere sbalorditi dalle opere di Hokusai, Hiroshige e Utamaro, che sono visibili a Palazzo Reale fino al 29 gennaio 2017.

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Arriva l’autunno, o meglio, la primavera delle mostre

Arriva l’autunno, o meglio, la primavera delle mostre

Lo sappiamo, il rientro dalle vacanze è sempre difficile, ma per chi è appassionato di mostre e arte il ritorno alla quotidianità è addolcito dall’avvicinarsi dell’inizio della nuova stagione espositiva. L’autunno infatti è, potremmo dire, una vera primavera delle mostre. E sono moltissimi gli appuntamenti milanesi da segnare in agenda, dalle grandi mostre di Palazzo Reale ad altre rassegne, magari più di nicchia ma per questo non meno interessanti. Se vi è capitato di passeggiare per le vie di Milano in queste ultime settimane di agosto, avrete sicuramente già notato diversi indizi nei cartelloni apparsi qua e là.

Di tutto questo fermento, vorremmo fare per voi una scelta delle mostre che hanno attirato la nostra attenzione e che troveranno spazio tra le recensioni di milanosimostra.

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Escher

Escher

«Sto incominciando a parlare un linguaggio che è capito da pochi. Mi fa sentire sempre più solo. Dopo tutto, non sto più da nessuna parte. I matematici possono essere amichevoli e interessati e darmi una paterna pacca sulla spalla, ma alla fine per loro sono solo un dilettante. Gli artisti in genere si irritano, ed io sono a volte assalito da un immenso senso di inferiorità.»

Così affermava Escher commentando l’evoluzione del suo lavoro verso una dimensione, dapprima inconsciamente e poi volutamente, matematica. Sono le parole di uno sperimentatore, che ci stupiscono se consideriamo la meraviglia che ancora oggi, avvezzi alle nuove frontiere della grafica digitale, proviamo di fronte alla complessità e alla forza immaginativa di certe incisioni dell’artista olandese. Escher è stato, a partire dalla sua produzione posteriore al 1937, un unicum nella storia dell’arte. Pochi hanno saputo come lui rielaborare in maniera così personale la memoria storica dei grandi maestri del passato, fiamminghi (pensiamo alla lunga tradizione fiamminga relativa agli specchi convessi) e italiani (come non citare le paradossali Carceri di Piranesi), e i propri ricordi personali. Escher infatti partì dalla raffigurazione meticolosa di luoghi reali visitati e amati, soprattutto i borghi arroccati dell’Italia centro-meridionale e le architetture moresche dell’Alhambra, per rielaborare e ricreare mondi impossibili e paradossali.

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