Un affare di famiglia. I Marinoni e il Polittico di San Giovanni Battista

Un luogo fatto non tanto per essere visitato, ma per essere sentito e vissuto. Questo è il Museo Bagatti Valsecchi, uno di quei posti rari e preziosi di cui si è conservata nel tempo l’anima autentica.

La casa-museo ospita fino al 2 ottobre la piccola interessante mostra Un affare di famiglia. I Marinoni e il Polittico di San Giovanni Battista, curata da Chiara Paratico.

Come spiega la conservatrice del museo Lucia Pini, il polittico fa parte della collezione del museo e il restauro ha offerto l’occasione non solo per preservare un’opera unica nel suo genere, ma anche per approfittare di una visione ravvicinata, prima della ricollocazione nella posizione originaria, sullo scalone verso via Santo Spirito.

Immagine dalla mostra "Un affare di famiglia. I Marinoni e il Polittico di San Giovanni Battista"
Immagine dalla mostra “Un affare di famiglia. I Marinoni e il Polittico di San Giovanni Battista”

Il polittico, che si compone di tavole dipinte e sculture lignee, non rientra tra le opere capitali della storia dell’arte, ma è certamente una pala d’altare interessante e misteriosa, che concentra su di sé una serie di interrogativi ancora aperti e che soprattutto dà testimonianza della complessità di un tessuto artistico fatto di un’intricata rete di relazioni tra artisti, botteghe, committenza e territorio. Molti gli aspetti dell’opera che offrono spunti di riflessione e ricerca. La commistione di stili ad esempio riflette quanto sia discontinuo il processo attraverso cui un’innovazione artistica si afferma nella cultura figurativa: siamo infatti in un 1493 ancora saldamente ancorato al Gotico per quanto riguarda lo stile pittorico, mentre la cornice architettonica presenta già un classicismo che è tutto rinascimentale. Ma quest’opera disorienta anche per alcune scelte iconografiche ancora oggi poco chiare, come l’identità della figura femminile al centro del registro superiore. Di chi si tratta? Troppo distante dalle raffigurazioni mariane canoniche, potrebbe essere una santa di cui si sono persi gli attributi del martirio, ma l’identificazione resta una questione irrisolta. Certo l’opera è anche la testimonianza di un fare arte ancora non gravato dai dettami del Concilio di Trento, in cui trovano spazio scelte compositive libere e immagini non ancora canonizzate. Così i Marinoni optano per particolari dal gusto decisamente macabro, efficacissimi nel far presa sui fedeli.

La piccola mostra non permette soltanto di esplorare con lo sguardo quest’opera singolare, ma anche di continuare poi la visita nell’eccentrica dimora dei due fratelli Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi, trasformata da una sfrenata passione per il Rinascimento in una sorta di macchina del tempo. Le stanze riservano continue sorprese sia per chi vi accede per la prima volta sia per chi, essendovi già stato, può scoprirne dettagli sempre nuovi. Si attraversano ambienti dal forte fascino, come la Galleria delle Armi, dall’atmosfera degna dell’immaginario castello di Hogwarts, o l’enigmatico Passaggio del Labirinto, o ancora la splendida biblioteca dal soffitto stellato e i suoi due globi, celeste e terrestre, rigorosamente fermi alle conoscenze geografiche del 1579. Non mancano poi i capolavori della collezione, come la Santa Giustina del Bellini, un dipinto insolito che a noi spettatori di oggi suggerisce inaspettati richiami alle immagini surrealiste di Dalì.

Museo Bagatti Valsecchi, Camera Rossa
Museo Bagatti Valsecchi, Camera Rossa, Foto di Ottavia Mangiagalli

Come Kemal, il protagonista del libro Il Museo dell’innocenza del Nobel Pamuk, che, pur avendo visitato ben 5723 musei in tutto il mondo, «approfittava di ogni occasione per recarsi al Bagatti Valsecchi: o meglio, per “viverlo”», come diceva lui, perché era uno dei 5 musei più importanti della sua vita, anche noi ci aggiriamo assaporando l’anima di questo luogo: una casa che non è solo un museo, ma uno spazio senza tempo che vive di un perfetto equilibrio tra immaginario, oggetti e memoria.

VOTO: 5/5

  • Allestimento: una “mostra focus” pensata per far scoprire al visitatore i dettagli di un’opera. Uno schermo touch mostra un video che consente di contestualizzare l’ampia attività dei Marinoni nel territorio della bergamasca. Come spiega la conservatrice del museo Lucia Pini, l’allestimento, realizzato grazie al contributo dello studio Lissoni Associati, consiste in un apposito e ricercato spazio espositivo multifunzionale, che in seguito servirà per altre manifestazioni temporanee, che nascono dalla volontà di rendere la casa-museo Bagatti Valsecchi un luogo vivace e visitato.
  • Contenuti:  un’opera curiosa e interessante, che il restauro ha rivelato in tutta la sua singolarità e preziosità dei materiali. La valorizzazione di un’opera della collezione del Museo Bagatti Valsecchi vuole essere un punto di partenza sia per ampliare poi la visita negli spazi suggestivi della casa-museo, sia per stimolare gite culturali nei territori della Val Seriana, dove i Marinoni dominarono la produzione artistica per cinque generazioni. Per questi viene offerta ai visitatori una piantina dettagliata della provincia bergamasca per scoprire polittici, affreschi e pale d’altare disseminati nel territorio da questa abile e prolifica dinastia di pittori.
  • Rapporto qualità/prezzo: prezzo intero al costo di 9,00 euro, ridotto 6,00 euro. Si segnalano le aperture straordinarie fino alle 20,30 tutti i giovedì sera di luglio e settembre, con la possibilità di prenotare una visita guidata inclusa nel prezzo, alle ore 19,00. Un ottimo modo per trascorrere una piacevole serata di mezza estate! 

Info e orari

 

2 osservazioni riguardanti “Un affare di famiglia. I Marinoni e il Polittico di San Giovanni Battista

  • 18 luglio 2016 at 14:59
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    la foto del polittico è bellissima, stuzzica la visita

    Rispondi
    • 3 settembre 2016 at 20:16
      Permalink

      Grazie mille! L’opera è meravigliosa 😉

      Rispondi

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