La Bellezza ritrovata. Caravaggio, Rubens, Perugino, Lotto e altri 140 capolavori restaurati

La Bellezza ritrovata. Restituzioni 2016. Tesori d’arte restaurati, un titolo che riassume perfettamente lo straordinario lavoro che è stato sostenuto dal Gruppo Intesa Sanpaolo per recuperare l’originaria bellezza di opere d’arte italiana, ma non solo, minacciate dallo scorrere del tempo e dall’incuria.

Di ritorno da un weekend passato tra gli scavi archeologici di Pompei, Ercolano e Oplontis, dove ho potuto apprezzare gli interventi straordinari realizzati nel Grande Progetto Pompei, che hanno permesso una rinnovata accessibilità ad ampie parti del sito, con questa mostra, ospitata alle Gallerie d’Italia fino al 17 luglio, trovo conferma di quanto il patrimonio culturale necessiti di essere preservato per essere apprezzato e quindi capito.

Immagine dalla mostra “La Bellezza ritrovata. Restituzioni 2016”, Foto di Ottavia Mangiagalli

Abituati a sentire parlare di scandali per abbandono del patrimonio artistico del nostro Paese, con questa mostra si dà invece spazio ai meriti del lavoro congiunto di archeologi, restauratori e finanziatori.

In un tempo di crisi, come quello che stiamo vivendo, investire nella cultura sembra essere la strada giusta da percorrere, perché significa guardare lontano, dare un senso all’oggi pensando anche al domani, credere in qualcosa che ha valore e vada oltre le immediate necessità da cui siamo tutti investiti. Così si è già verificato anche in tempi ormai lontani, se pensiamo ad esempio alla splendida chiesa milanese di San Maurizio al Monastero Maggiore, un capolavoro che ancora oggi ci lascia senza parole, il cui ambizioso progetto di decorazione interna fu promosso e realizzato proprio durante un periodo di profonda crisi per la città di Milano, colpita dalle Guerre d’Italia.

Immagine dalla mostra "La Bellezza ritrovata. Restituzioni 2016"
Immagine dalla mostra “La Bellezza ritrovata. Restituzioni 2016”, Foto di Ottavia Mangiagalli

Ammirare queste “opere restituite” convince di questo e lascia un certo senso di commozione, perché si ha l’impressione di poterle guardare esattamente come fecero coloro che ci hanno preceduto, come se fosse annullata ogni distanza temporale.

Così rivive l’enigmatica statua del Cavaliere Marafioti di Locri, un gruppo di terracotta che ha più di 2000 anni e raffigura un giovane cavaliere nudo che cavalca sostenuto da una sfinge con le braccia levate, forse un Dioscuro; fu scoperto da uno dei più grandi archeologi italiani del secolo scorso, Paolo Orsi, che impiegò ben 15 anni per ricomporre gli oltre 180 pezzi ritrovati per caso fra i materiali di crollo sul lato occidentale di un tempio dorico. E così tornano sfavillanti gli ori e i colori smaltati del polittico dell’Incoronazione della Vergine di Vittore Crivelli. Inoltre, gli interventi di restauro non solo permettono di ritrovare la bellezza di un’opera, ma anche di dare contributi risolutivi alle discussioni degli esperti, come nel caso del Ritratto di Cavaliere di Malta attribuito al Caravaggio, riguardo al quale la radiografia realizzata in occasione del restauro ha confermato che il dipinto è compiuto: alcune parti, come le mani, sono state intenzionalmente non finite dall’artista, che ha così sperimentato una tecnica innovativa, fatta di pennellate rapide e con una quantità minima di colore.

Dinanzi a tanto merito è difficile voler esprime una critica negativa, ma se si volesse proprio fare un appunto, si potrebbe forse dire che il percorso espositivo è pensato più perché le opere vengano contemplate che approfondite dal punto di vista storico-artistico (e in tal senso la tecnologica videoguida su tablet distribuita gratuitamente all’ingresso non è di grande aiuto).

Ma al di là di questo, non si può uscire dalle Gallerie d’Italia ancora una volta, come dopo altre valide ed interessanti mostre lì ospitate, senza esserne conquistati.

VOTO: 4/5

  • Allestimento: il percorso espositivo a volte disorienta per la varietà delle opere. Si tratta di una mostra pensata per essere gustata, più che per una fruizione approfondita delle opere esposte, cosa che richiederebbe uno sforzo notevole vista l’ampiezza geografica e temporale toccata. Si passa quindi dalla Statua naofora di Amenmes e Reshpu della XIX dinastia, proveniente dal Museo Civico Archeologico di Bologna, all’Armatura giapponese del tipo dō-maru del XV-XVIII secolo, proveniente dai Musei Reali di Torino, fino al dipinto Madre e figlio di Carlo Carrà, del 1917, esposto nella Pinacoteca di Brera.
  • Contenuti: opere di varia provenienza e collocazione temporale. Molti i capolavori e le opere di innegabile fascino. Un viaggio attraverso un progetto nato nel 1989 che vanta 27 anni di attività, 1000 opere restituite alla collettività e più di 200 realtà pubbliche ed ecclesiastiche beneficiate.
  • Rapporto qualità/prezzo: alle Gallerie d’Italia il prezzo del biglietto intero è economico rispetto alla media degli ingressi alle mostre milanesi. Un’occasione che dimostra l’impegno di favorire l’accesso a mostre di ottima qualità. Si segnala l’ingresso gratuito per insegnanti. 

Info e orari

 

 

 

 

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