Hayez

Hayez, ospitata alle Gallerie d’Italia in Piazza Scala fino al 21 febbraio 2016, è una mostra-omaggio da non perdere, una celebrazione del pittore veneziano, che ha fatto di Milano, con l’Accademia di Brera, la sua patria d’adozione, come emerge da certe dichiarazioni private dell’artista al suo maestro Antonio Canova (“i Milanesi e non i Veneziani mi hanno incoraggiato quest’anno a riprodurre nuove fatiche pittoriche, e a Milano dunque ho voluto che siano esposte queste mie produzioni dove il genio di quella popolazione mi fa ancora più sperare della patria mia” lettera datata Venezia 31 luglio 1821).

La rassegna, curata da Fernando Mazzocca e con il coordinamento generale di Gianfranco Brunelli, non trascura nessuno dei generi e motivi con cui l’artista si è misurato nel corso della sua lunga carriera: dalla pittura storica alla pittura religiosa, ai temi orientalistici, al ritratto e al nudo, per un totale di 120 opere; il tutto all’interno di un percorso cronologico scandito dalla presenza di numerosi autoritratti, che segnano il passare del tempo.

Immagine dalla mostra "Hayez" © Ottavia Mangiagalli
Immagine dalla mostra “Hayez” © Ottavia Mangiagalli

 

L’esaustività del corpus di opere selezionate permette di osservare l’allontanamento del pittore dai canoni accademici del Neoclassicismo per farsi interprete, come i maggiori letterati e musicisti del tempo (Foscolo, Manzoni, Verdi, Rossini, Donizetti), delle nuove aspirazioni dell’età romantica. Hayez realizzò capolavori che risultavano scandalosi agli occhi di conservatori e benpensanti perché spesso contrapponevano a quella classica una mitologia romantica che aveva i suoi eroi e le sue eroine, come Romeo e Giulietta, Maria Stuarda, e presentavano effrazioni ai canoni della bellezza ideale, prediligendo una naturale sensualità nei dipinti femminili.

Si potrà dunque osservare l’evoluzione della pittura storica di Hayez, quale è stata individuata da Defendente Sacchi: dai dipinti romantici come il Pietro Rossi, incentrato su un singolo eroe, alla dimensione corale che lo scrittore definì “pittura civile”, come Pietro l’Eremita del 1827-29 o i Profughi di Parga del 1826-31, dove viene rappresentata una moltitudine di eroi anonimi. Proseguendo poi con i dipinti storici degli anni ’40, come I due Foscari, incentrati sulla storia di Venezia, diventata mito decadente nella cultura europea. Per arrivare agli ultimi monumentali dipinti degli anni ’60, tra cui il Marin Faliero, in cui Hayez pare volersi congedare dalla vita dando le proprie sembianze al vecchio Doge che indica con la mano il patibolo che lo attende.

Si potrà poi ammirare l’originalità dei ritratti realizzati da Hayez, in cui il pittore supera l’idealizzazione neoclassica a favore di una raffigurazione “domestica” dei personaggi, tesa allo scavo psicologico.

E ancora, sono esposte in mostra le opere in cui il pittore si lascia sedurre dalla moda orientalista del tempo, raggiungendo risultati così alti da essere paragonato al francese Ingres.

Immagine dalla mostra "Hayez" © Ottavia Mangiagalli
Immagine dalla mostra “Hayez” © Ottavia Mangiagalli

 

L’esposizione è un modo per conoscere a fondo il pittore, oltre la sua opera più nota, diventata un’icona senza tempo: Il Bacio. A quest’opera celeberrima però non manca un posto d’onore, essendo state per la prima volta riunite le tre più importanti versioni del dipinto. Un’opera che per il travolgente successo senza sosta di cui ha goduto è stata riprodotta infinite volte, fino a diventare anche una famosa marca di cioccolatini. La mostra delle Gallerie d’Italia restituisce, potremmo dire, l’opera al suo autore e ai suoi significati originari, liberandola dalla decontestualizzazione a cui l’ha costretta il successo popolare. Si può riscoprire così il duplice messaggio racchiuso nell’immagine, sentimentale e politico. Il primo è un tema iconografico che prima del dipinto di Hayez non aveva conosciuto né una lunga né una sicura fama, ma che l’artista inaugura e sottopone a una progressiva gestazione, se lo si confronta con altre opere esposte in mostra, come il Romeo e Giulietta del 1823, o ancora nel Pietro l’Eremita che predica la crociata del 1827-29. Il secondo, il motivo risorgimentale, si trova espresso nelle precisazioni cromatiche con cui il pittore aveva voluto rendere più esplicito il messaggio patriottico nella versione del quadro inviata all’Esposizione universale di Parigi del 1867, in cui rispetto alla versione di Brera, fa la sua comparsa un panno bianco abbandonato sui gradini della scala, che, sommandosi al verde brillante del mantello e alla calzamaglia rossa dell’uomo, va a formare con la veste azzurra della donna, le rispettive bandiere delle due nazioni alleate, l’Italia e la Francia. Inoltre il motivo allegorico trova conferma anche nell’abitudine del pittore a creare messaggi allusivi. Anche in questo caso, la mostra offre la possibilità di fare confronti, data la presenza quasi completa della produzione dell’artista. Come ad esempio nel dipinto Gli apostoli Giacomo e Filippo in viaggio per le loro predicazioni del 1827, in cui il colore dei mantelli compone il tricolore italiano, o la Ciociara, del 1842, in cui il cromatismo delle vesti rimanda alla bandiera e la donna si fa allegoria dell’Italia. O ancora, come nel capolavoro del 1851, la Meditazione, in cui la giovane donna discinta, che sorregge un volume con scritto in rosso sulla costola Storia d’Italia e una croce, a simbolo del martirio patriottico, appare la rappresentazione allegorica dell’Italia desolata dopo il dramma del 1848.

VOTO: 5/5

  • Allestimento: il percorso insieme cronologico e parzialmente organizzato per grandi temi è di chiara e immediata lettura. Gli ambienti delle Gallerie d’Italia sono meravigliosi, il luogo perfetto per ospitare questo evento celebrativo della lunga carriera pittorica di Hayez. Ad accompagnare la visita, una videoguida multimediale su tablet gratuita e, a completamento, una rassegna cinematografica in collaborazione con Fondazione Cineteca Italiana, in cui sono indagati i debiti del cinema verso i quadri del pittore, primo fra tutti il film di Luchino Visconti Senso, del 1954.
  • Contenuti: si tratta di un’antologica esaustiva che presenta diverse opere fondamentali della produzione di Hayez. Si possono seguire le evoluzioni introdotte dall’artista nei generi da lui più praticati, la pittura storica, il ritratto, il nudo. Alle numerose opere di Hayez si aggiungono i confronti con altri artisti, da Antonio Canova a Vincenzo Vela, di cui sono esposte alcune sculture emblematiche nel salone centrale.
  • Rapporto qualità/prezzo: biglietto intero al costo di 10 euro, più economico degli ingressi a Palazzo Reale per una mostra che vale decisamente la pena visitare. Si segnala la possibilità di interessanti agevolazioni, come l’ingresso gratuito per insegnanti.

Info e orari

 

 

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